Di Furio Ruggiero.
Nell’immaginario collettivo e nella cronaca economica mainstream, la “bolla finanziaria” viene spesso dipinta come un’anomalia, un errore di sistema o il frutto dell’irrazionalità di investitori accecati dall’avidità. Tuttavia, osservando la storia recente, dalla dot-com del 2000 alla crisi dei subprime del 2008, emerge una realtà differente. Come suggerito dalla accurata analisi di Enea Franza [1], le bolle non sono incidenti di percorso, ma fenomeni sistemici profondamente legati a dinamiche di manipolazione comportamentale e tecno-controllo. Esse rappresentano il respiro artificiale di un organismo che, altrimenti, faticherebbe a trovare l’ossigeno necessario per la propria crescita.
La necessità sistemica della bolla
Per comprendere perché il capitalismo generi ciclicamente delle bolle, occorre guardare oltre la superficie dei mercati azionari e scendere nelle fondamenta della produzione. Il concetto marxiano della “caduta tendenziale del saggio di profitto” ci offre una chiave di lettura ancora attuale: con l’aumento dell’automazione e della concorrenza, il profitto generato nell’economia reale — quella fatta di beni fisici e servizi tangibili — tende a contrarsi.
Quando l’economia reale non riesce più a garantire i rendimenti attesi dai grandi detentori di capitali, il sistema deve trovare una via d’uscita. La finanziarizzazione diventa quindi un meccanismo di compensazione. Le bolle speculative non sono “errori” di valutazione, ma lo strumento attraverso cui il capitale forza un ritorno su se stesso, staccandosi dai fondamentali economici per diventare un motore rigenerativo autonomo. In questo scenario, la bolla serve a drenare ricchezza verso l’alto, creando valore dal nulla (o meglio, dall’aspettativa di valore futuro) per mantenere in vita l’accumulazione.
Il paradosso dell’Intelligenza Artificiale
Oggi, l’attenzione del capitale globale si è spostata massicciamente sull’Intelligenza Artificiale. Miliardi di dollari fluiscono quotidianamente verso aziende che promettono di rivoluzionare ogni aspetto dell’esistenza umana. Molti analisti osservano i multipli di mercato di società come NVIDIA o Microsoft e gridano alla “bolla dell’IA”, prevedendo uno scoppio imminente simile a quello del settore tecnologico di venticinque anni fa.
In un certo senso, hanno ragione: il capitalismo sta usando l’IA esattamente come ha usato le ferrovie nel XIX secolo o internet alla fine del XX. Sta creando un’euforia speculativa per mobilitare enormi masse di capitale che altrimenti rimarrebbero inerti. Tuttavia, definire l’IA esclusivamente come una bolla finanziaria significa ignorare la sua natura ontologica e il ruolo che essa gioca nel destino del sistema stesso.
Il trionfo della Tecnica (Emanuele Severino)
Mentre il capitalismo crede di utilizzare l’IA come l’ennesimo strumento per generare profitto e superare le proprie crisi cicliche, sta in realtà finanziando la propria obsolescenza. Per comprendere questo passaggio, è necessario rivolgersi alla filosofia di Emanuele Severino.
Severino ha lucidamente spiegato che il capitalismo è oggi l’ideologia più adatta a favorire lo sviluppo della “Tecnica” (la Tecnica intesa come il progetto di produzione e dominazione del divenire). Tuttavia, il capitalismo — così come il cristianesimo, il marxismo o il liberalismo — è un’ideologia che pone degli scopi (il profitto, la salvezza, l’uguaglianza). La Tecnica, invece, non ha scopi se non l’incremento della propria efficacia.
L’IA è l’espressione suprema della Tecnica. Nel momento in cui il capitale investe nell’IA per massimizzare l’efficienza e il controllo, sta creando un apparato che non avrà più bisogno delle logiche del mercato, della proprietà privata o del valore di scambio per funzionare. Quando la Tecnica raggiungerà la sua piena maturità, essa si sbarazzerà del capitalismo come di una vecchia impalcatura non più necessaria. Il capitalismo, illudendosi di servirsene per sopravvivere, sta in realtà lavorando per il proprio superamento.
Ridurre l’attuale ondata di investimenti nell’Intelligenza Artificiale a una semplice “bolla finanziaria” è un errore di prospettiva. Sebbene le dinamiche speculative siano evidenti e funzionali alla sopravvivenza del sistema capitalistico nel breve termine, ciò che stiamo osservando è un mutamento strutturale della civiltà.
La bolla dell’IA non è un vuoto d’aria destinato a sparire senza lasciare traccia; è il combustibile che sta alimentando il passaggio dal dominio del Capitale al dominio della Tecnica.
Chi non comprende questo paradosso non sta guardando al futuro, ma sta cercando di interpretare un mondo nuovo con le lenti polverose di un passato che non tornerà.
L’IA non è una bolla: è l’evento che segnerà il tramonto delle ideologie economiche per come le abbiamo conosciute.
[1] Enea Franza, Le bolle finanziarie – Storia di truffe e di crisi, Università Internazionale Per la Pace, Roma 2025 – ISBN 9798345003367




